Funambule indica un funambolo, cioè una persona che mantiene l’equilibrio camminando su una fune. Nel verso «En funambule, je pense à toi», Louane usa l’immagine in senso metaforico: si sente instabile e in bilico, mentre continua a pensare a questa persona.
In “On Était Beau”, Louane racconta il dopo di un amore finito, quando una persona continua a comparire ovunque: sui marciapiedi, nei viali, sotto i lampioni, al risveglio e persino “dans tous les hémisphères” [in tutti gli emisferi]. La frase “Je pense à toi” [penso a te] ritorna così spesso da sembrare un pensiero automatico, quasi impossibile da spegnere. Anche il sole non aiuta: “Trop de soleil je pense à toi” [troppo sole, penso a te]. Il mondo è ancora lì, ma “C’est plus pareil” [non è più la stessa cosa].
Il ritornello ammette una contraddizione molto umana: “On était beau” [eravamo belli], però “On accélérait sans freins” [acceleravamo senza freni]. Si amavano troppo per riuscire ad amarsi bene: “On s’aimait trop / Pour s’aimer bien” [ci amavamo troppo per amarci bene]. L’immagine è forte e semplice, come una corsa senza controllo. Nel presente, la voce si sente “en funambule” [come un funambolo], soffoca, perde il respiro, cammina “dans le brouillard” [nella nebbia] e arriva “au bord du gouffre” [sull’orlo del precipizio]. Non c’è una spiegazione ordinata della rottura, solo il pensiero insistente di qualcuno che era bellissimo da vivere e forse troppo difficile da tenere.