Wagen significa generalmente “carro” o “veicolo”, ma nella canzone indica il carrozzone di legno dove viveva il clown. È una parola evocativa perché richiama la vita itinerante del circo e rende ancora più toccante la sua solitudine.
In “De Clown”, Ben Cramer racconta la vita solitaria di un clown che fa ridere il pubblico mentre nasconde la propria tristezza. È vestito di bianco e rosso, salta sotto una luce gialla e sorride, ma “onder die lach / zat een droevig gezicht” [sotto quel sorriso c’era un viso triste]. La sua casa è una roulotte di legno, vive da solo e invecchia con un cappello ormai troppo piccolo e scarpe troppo grandi. L’immagine è tenera, ma anche un po’ buffa e amara: dietro il costume c’è una persona che nessuno sembra conoscere davvero.
Il finale è diretto e doloroso. Una sera il clown cade come al solito, il pubblico ride forte, ma per lui è l’ultima volta: “maar voor hem was het uit” [ma per lui era finita]. La canzone ripete che “de herinnering blijft” [il ricordo rimane] e che ha dato tutto fino all’ultimo giorno. Quel pubblico ricorda il suo sorriso, mentre nessuno conosceva la sua sofferenza silenziosa. In olandese, “maar nu is hij dood” significa “ma ora è morto”: una frase semplice, ripetuta senza abbellimenti, che trasforma il clown allegro in una figura che continua a vivere soltanto nel ricordo.