Winterblut si traduce letteralmente come "sangue d'inverno". È una parola composta evocativa e insolita che non si trova spesso nelle canzoni.
Nel contesto della canzone, "Winterblut" simboleggia la freddezza, la solitudine e forse una maledizione che affligge la cantante. Lei avverte il suo amato che il suo "sangue d'inverno" lo farà congelare, indicando un potere distruttivo e gelido che non può controllare. Questa immagine potente rende la parola molto memorabile e intrigante.
In “Sieben Mal”, Eisblume dà voce a una persona che si descrive come fredda e pericolosa, quasi trasformata in ghiaccio. Dice con grande chiarezza: “Ich bin aus Eis” [Sono fatta di ghiaccio] e chiede all’altra persona di andarsene, perché il suo “Winterblut” [sangue invernale] potrebbe farla gelare. La scena è piena di immagini invernali: il bianco, il febbraio pallido, il vento del nord e uno specchio rotto in due. Non è il momento per una storia d’amore tranquilla: chi parla è “besessen” [ossessionata/o] e pensa di dover allontanare l’altra persona per non ferirla.
Il numero sette ritorna come una formula da fiaba o da maledizione: “Sieben Jahre sagt das Buch, erst dann löst sich der Fluch” [Il libro dice sette anni, solo allora la maledizione si scioglie]. Prima di stare meglio, bisogna pentirsi sette volte, attraversare la morte e il diavolo e arrivare fino alla fine. La parte più bella, secondo me, è l’ultima speranza: dopo questo lungo inverno, forse l’anima potrà salvarsi e “mit dir der Frühling” [con te arriverà la primavera]. È un contrasto netto e quasi teatrale: ghiaccio, maledizione e fuga adesso; primavera e possibilità di guarire, forse, dopo.