Éphémère significa “effimero”: qualcosa di bello o intenso che dura solo per poco tempo. Nel verso «Air éphémère de l’hiver», descrive il soffio fugace dell’inverno, creando un’immagine poetica e delicata. È una parola elegante e meno comune, perfetta per parlare della bellezza delle cose passeggere.
In “Caresse Sur L’océan”, Les Choristes seguono il viaggio leggero e quasi irreale di un uccello sopra il mare. La “carezza sull’oceano” porta l’uccello dalle «terres enneigées» [terre innevate], mentre l’eco si allontana e l’inverno appare come un’«air éphémère» [aria effimera, destinata a durare poco]. Anche l’espressione «Châteaux en Espagne» [castelli in Spagna] è interessante: in francese indica sogni o progetti difficili da realizzare, più vicina all’idea italiana di “castelli in aria” che a veri castelli spagnoli.
Il ritornello invita il vento a far girare e aprire le ali: «Vire au vent, tournoie, déploie tes ailes» [volta nel vento, gira su te stesso, dispiega le ali]. L’uccello cerca una strada verso l’arcobaleno, mentre dall’alba grigia dovrebbe nascere la primavera. Nella seconda strofa la carezza non porta più l’uccello: lo posa «sur la pierre d’une île immergée» [sulla pietra di un’isola sommersa], e il suo soffio si perde lontano, tra le montagne. Alla fine resta la formula semplice «Calme sur l’océan» [calma sull’oceano], come se dopo tutto quel movimento il mare, il vento e il canto trovassero finalmente quiete.