Chiner significa letteralmente 'cercare oggetti d'antiquariato' o 'fare acquisti nei mercatini delle pulci'. È un verbo che evoca l'idea di una ricerca attenta e curiosa, spesso per trovare qualcosa di raro o prezioso.
Nel contesto della canzone, ZAZ lo usa in modo metaforico e poetico. Quando canta "Si on allait chiner l'écho qui guérit les peines et les peurs", non sta cercando oggetti, ma sta invitando a 'scovare' o 'andare a caccia' di quell'eco interiore che può curare i dolori e le paure. È un uso originale e suggestivo che rende la parola molto interessante.
Hai mai desiderato mollare tutto e salire così in alto da vedere il mondo da una prospettiva nuova? In Tout Là-haut, l'artista francese ZAZ ci invita a prendere quota con un ritmo jazz irresistibile e leggero. L'idea di fondo è semplice e liberatoria: allontanarsi dal rumore quotidiano per riscoprire la bellezza delle cose. Salendo lassù, dice ZAZ, possiamo finalmente zittire l'ego (faire taire notre égo) e toglierci le maschere che indossiamo ogni giorno per nascondere i dolori del passato, come canta nei versi Sous nos masque cousus d'espérance / Se cachent les fêlures de l'enfance [Sotto le nostre maschere cucite di speranza si nascondono le crepe dell'infanzia]. Notate la parola fêlures: non significa solo ferite generiche, ma vere e proprie incrinature intime.
Una volta arrivati lassù, la solitudine diventa un rifugio prezioso. Il ritornello ripete l'espressione tipica L'air de rien [Come se niente fosse, a quanto pare], ricordandoci che on n'est pas mal tout là haut [non si sta affatto male lassù]. Tra le stelle si riscopre il silenzio, si dimenticano le false certezze e soprattutto si abbandonano le finzioni (On ne joue plus d'artifice [Non si usano più artifici]). Con l'invito caloroso e ripetuto Allez viens [Dai, vieni], il brano ci spinge a riprendere in mano i pennelli per ridisegnare i nostri ideali con totale libertà, leggeri come il cuore degli uccelli.