잔상 [jansang] indica l’immagine che rimane negli occhi dopo che qualcosa è scomparso, come una traccia visiva o un “afterimage”.
Nel brano, la visione della persona amata resta come 잔상 [jansang], trasformandosi in un ricordo intenso e quasi irreale. È una parola evocativa e non comune, perfetta per descrivere l’effetto persistente di un’allucinazione o di un’emozione.
In “HALLUCINATION (I.N)”, qualcuno invita una persona misteriosa nel proprio spazio privato e cerca disperatamente di capire se sia reale: “Girl, you’re my hallucination” [Ragazza, sei la mia allucinazione]. Lei appare all’improvviso, sussurra vicino all’orecchio e poi sparisce appena lui chiude e riapre gli occhi. Il ricordo resta come un’immagine residua, tanto forte da tormentarlo: “Tell me it wasn’t all a lie” [Dimmi che non era tutto una bugia]. La parola hallucination indica qui una presenza che sembra vera, ma sfugge alla realtà. E il ritornello, con “Come in” [Entra] e “Show me, now” [Fammi vedere, adesso], suona quasi come una richiesta impaziente di farla tornare.
L’incontro dura pochissimo, ma per lui è una specie di paradiso personale: “The first euphoria I’ve ever felt, that place was utopia” [La prima euforia che abbia mai provato, quel luogo era un’utopia]. Si sente ubriaco, il cuore gli trema “like drums” [come tamburi], e proprio quando i loro occhi si incontrano tutto sembra un miracolo. Poi lo sfondo cambia e arriva un secco “goodbye” [addio]: il tempo passato non può tornare indietro, mentre lei continua a provocarlo apparendo e scomparendo. La parte più amara è quasi ironica: dopo averlo ferito, lei sorride “as if nothing happened” [come se non fosse successo niente].